I costruttori di Confindustria aderenti all’Ance dichiarano lo stato di default del settore: la stretta creditizia operata dalle banche ed i ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche per opere già eseguite, determinati in larga parte dal Patto di Stabilità interno, hanno messo in ginocchio l’intero sistema.
L’assenza di politiche di sviluppo da tempo invocate e non ancora attuate, così come l’acuirsi dei ritardi nei pagamenti che da una media di 8 mesi si allungano sino a sfiorare i due anni e la conseguente mancanza di liquidità in questa fase di recessione economica, sono i fattori responsabili della chiusura di numerose aziende anche sul territorio regionale.
E’ quanto denunciato durante la conferenza stampa che si è svolta lo scorso 28 febbraio presso la sede dell’Ance Sardegna, nella quale erano rappresentate le quattro Sezioni provinciali.
Il presidente, Maurizio de Pascale, comunica che, nei giorni scorsi, il Comitato di Presidenza dell’Ance nazionale ha fatto un appello al presidente Monti e al ministro per le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico Corrado Passera affinché attivino correttivi per allentare il Patto di Stabilità e giungano presto segnali concreti per la ripresa delle imprese.
Drammatici i numeri della crisi illustrati: solo dai dati delle Casse edili risultano 15.570 operai edili e 2.078 aziende in meno in Sardegna tra il 2007/2011, con una media di 10 posti di lavoro persi al giorno, registrando una forte flessione rispettivamente del –57% (addetti) e del -43% (aziende), con percentuali che, in alcune province, arrivano al 69%, mentre in provincia di Cagliari sono contenute nel – 30%.
E’ il crollo di un sistema, quello delle costruzioni, che per anni è stato il motore dell’economia sarda rappresenta ancora oggi il 9,6% del PILed il 48%dei lavoratori dell’intera industria e al 9,4%di quelli impiegati nel sistema economico regionale.
In questo contesto, affermano gli imprenditori, la Regione deve riprendere ad investire cercando di superare questa impasse, che blocca la ripresa e lo sviluppo economico dell’intero territorio, perché ostaggio della lentezza burocratica e di procedimenti pesanti, complessi e ostativi.
Enti regionali con grandi disponibilità finanziarie, quali ABBANOA, evidenzia il presidente de Pascale, vivono una situazione paradossale, in cui le risorse a disposizione per gli investimenti, ammontano a circa 684 milioni di euro e, tuttora ben 24 contratti da stipulare riguardanti il 2010.
Inoltre, in Sardegna è forte il rischio di perdita delle risorse comunitarie, in seguito alla proposta del Governo che definisce i nuovi target di spesa entro il 31 maggio 2012, che comporterà l’applicazione di una riduzione immediata delle risorse assegnate a causa dal mancato raggiungimento dei target stabiliti. Tali risorse presumibilmente confluiranno in altri settori produttivi, comportando per la nostra Regione un ulteriore ritardo infrastrutturale che va ad aggiungersi all’ampio divario esistente con il resto del Paese.
Pesanti anche le conseguenze del forte irrigidimento del Patto di stabilità e le difficoltà di trasformazione degli impegni in pagamenti sull’attuale sofferenza per le nostre imprese. Nel 2011, evidenziano i costruttori, si è registrato un ulteriore peggioramento della situazione dei ritardi, con le imprese che vengono pagate mediamente dopo 8 mesi ma si arriva a situazioni che superano i 2 anni di ritardo, nel 71% dei casi dovuto al Patto di Stabilità.
Infine, le condizioni di accesso al credito per le imprese di costruzioni sono nuovamente peggiorate in maniera preoccupante e sono diminuiti anche i mutui erogati per gli investimenti in edilizia residenziale.