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Da 24 mesi a 4 anni, per arrivare alle storture di 8 /10 anni, sono i tempi rilevati per l’appalto di lavori pubblici: è quanto emerso da un’indagine condotta dall’Ance Sardegna in collaborazione con Ance Cagliari

I risultati di un’indagine sulle procedure amministrative per l’appalto di LL.PP.

27 Giugno 2012
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Lungaggini, inutili rallentamenti nelle procedure amministrative, doppi passaggi, interpretazioni restrittive delle norme da parte dei singoli funzionari competenti, sopravvenute disposizioni normative e un personale spesso insufficiente ad espletare le pratiche, sono i principali fattori che ritardano il rilascio delle autorizzazioni necessarie per realizzare le opere pubbliche ed a bloccare l’avvio dei cantieri.
Questi elementi rappresentano un freno alla spesa delle risorse in capo alla Regione.
Complessivamente ammontano a 7 miliardi di euro i residui passivi, ovvero le risorse non circolanti che giacciono nei diversi assessorati regionali.
E’ quanto emerge da un’analisi effettuata dall’Ance Sardegna sui dati estrapolati dal Rendiconto Generale della Regione Sardegna (Conto del Bilancio).
“Questo è indicativo del fatto che anche se lo Stato destinasse all’isola ingenti risorse – sottolinea il presidente Maurizio De Pascale – potremmo non essere in grado di spenderle”.
Il POR 2007-1213, ad oggi è in buona parte inattuato a causa degli iter amministrativi troppo ingessati.
Le risorse destinate alle infrastrutture e alle costruzioni nell’ambito dei programmi dei fondi strutturali europei e per le aree sottoutilizzate (Fas) 2007 – 2013, ammontano complessivamente a circa 2,9 miliardi di euro.
A luglio 2011 sono risultate impegnate meno del 7% di queste ingenti risorse.
Inoltre solo un terzo delle somme previste nel Piano Cipe nazionale del 26 Giugno 2009 destinate all’isola, sono state spese.
Una situazione scandalosa, al limite dell’assurdo, se si considera che per realizzare un’opera pubblica semplice (ad esempio il rifacimento dei marciapiedi), occorrono in media 24 mesi.
I tempi variano a seconda della tipologia e complessità dell’opera infrastrutturale. Così da una base minima di 24 mesi, si giunge ad un’attesa media stimata intorno ai 4 anni (considerati i passaggi delle diverse procedure), con punte abnormi che in alcuni casi possono toccare anche gli 8/ 10 anni.
Queste criticità sono le risultanze di una recente indagine condotta dell’Ance Sardegna in collaborazione con Ance Cagliari. Dallo studio è anche emerso che non è prevista alcuna corsia preferenziale di accelerazione delle procedure, nemmeno per le opere pubbliche considerate “strategiche” perché a rilevanza collettiva e sociale, che finiscono dunque con il seguire l’iter ordinario facendo aumentare le possibilità di blocchi determinati da una burocrazia troppo farraginosa.
Emerge dallo studio che gli iter amministrativi per le opere pubbliche, constano di una serie di fasi procedurali che si differenziano a seconda che si tratti di enti locali o di enti strumentali della Regione.
Tra la programmazione e il cantieramento dei lavori, si contano in media 13 fasi per gli enti locali, mentre si arriva ad una media di 30 passaggi per le autorizzazioni necessarie per gli enti strumentali della Regione.
Alcuni casi particolari, possono richiedere ulteriori iter ancora più articolati e complessi.
I numerosi pareri e le autorizzazioni necessarie all’appalto e all’avvio delle opere, determinano spesso lo scadere dei termini di validità di altri adempimenti già perfezionati, con il risultato che si deve provvedere a riavviare tali procedure per il rinnovo. Così si accumulano ritardi di anni.
C’è da rilevare che numerosi rallentamenti sono prodotti, oltre che dai tempi minimi necessari per ciascun atto autorizzativo, anche dalla interpretazione delle norme, spesso restrittiva e limitata, operata dai singoli funzionari competenti e non vi è certezza sui tempi di risposta dei diversi uffici.
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