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Regole chiare e procedure amministrative semplificate. Sono questi, in sintesi, i risultati che le associazioni del comparto edile attendono dalla riforma dell’edilizia appena varata dalla Giunta regionale in modo da favorire la ripresa del settore delle costruzioni, uno dei comparti strategici dell’economia sarda, da anni in fase di recessione

DDL edilizia: le organizzazioni imprenditoriali e sindacali presentano le proposte

11 Novembre 2014
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Per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi, i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali del settore (Ance, Cna, Confartigianato, Aniem e Legacoop) e quelli delle organizzazioni sindacali (Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil) hanno stilato un documento con le loro proposte di modifica al disegno di legge (“Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione ed il riordino delle disposizioni in materia di urbanistica ed edilizia”).

Il documento è stato illustrato a Cagliari nel corso di una conferenza stampa congiunta alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale all’Urbanistica Cristiano Erriu.

 «Riteniamo apprezzabile e utile l’intenzione della Regione Sardegna di avviare un percorso di rinnovo delle norme in materia di urbanistica ed edilizia, ispirato a certezza e semplificazione anticipando alcuni principi cardine della nuova legge regionale per il governo del territorio», hanno spiegato i rappresentanti delle associazioni di categoria, esprimendo una valutazione sostanzialmente positiva sul provvedimento che – è stato sottolineato – va nella direzione della semplificazione delle norme in materia edilizia da sempre auspicata dalle organizzazioni del settore. «Tale processo di rinnovo, se si prende in esame l’insieme degli aspetti disciplinati dal DDL e se si perviene ad un corpo normativo equilibrato, avrà effetti diretti ed indiretti positivi sull’intero comparto delle costruzioni della Regione, decretando il passaggio da un regime di transitorietà e contingenza insito nella legge 4/2009, ideata per il rilancio del settore edile ed il miglioramento del patrimonio edilizio esistente, ad un regime di disposizioni stabile e duraturo».

 
E’ stato però evidenziato come alcuni aspetti del disegno di legge della Giunta siano già superati dai provvedimenti nazionali, dal Decreto del Fare a quello Sblocca-Italia, che prevedono ulteriori semplificazioni che dovrebbero essere fin d’ora recepite nel testo proposto dalla Giunta regionale.
 
Proprio in considerazione dell’impatto che la nuova legge avrà sullo sviluppo dell’edilizia in Sardegna, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali del settore delle costruzioni hanno segnalato alla Giunta alcune criticità, proponendo una serie di osservazioni finalizzate al miglioramento complessivo del testo, con l’auspicio che tali rilievi vengano tenuti nella giusta considerazione nella redazione del testo definitivo che sarà portato al vaglio del Consiglio regionale.
 
Nel documento consegnato all’assessore Erriu le Associazioni di Categoria hanno cheisto, tra l’altro, l’ampliamento degli incrementi volumetrici previsti dal vecchio Piano casa (soprattutto per consentire l’ampliamento dell’offerta turistica anche entro il limite dei trecento metri dalla costa); consentire gli aumenti volumetrici anche in zona A con riferimento agli edifici realizzati dal dopo guerra in poi, in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto; la necessità di una più dettagliata disciplina sul riuso dei sottotetti; l’ulteriore semplificazione delle procedure burocratiche per l’autorizzazione degli interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente e dei cambi di destinazione d’uso degli immobili. Infine il superamento dei vincoli stringenti del Piano paesaggistico regionale attraverso il mantenimento dello strumento della pianificazione territoriale strategica, introdotto dalla legge n° 4 del 2009, in modo da poter intervenire coordinando gli strumenti di natura urbanistica, ambientale, paesaggistica ed economica a disposizione dei diversi enti territoriali.
 
Analoghe valutazioni possono essere estese alle zone agricole e agli insediamenti turistici oltre i 300 metri, rappresentando una opportunità per riqualificare gli immobili, oltre che migliorarne in maniera decisa l’impatto dal punto di vista urbanistico e paesaggistico.
 
E’ stato chiesto, inoltre, che nel disegno di legge, finalizzato a garantire la conservazione del patrimonio esistente con la valorizzazione delle qualità architettoniche, sia inserita una norma esplicita che favorisca l’utilizzo dei materiali tipici del sistema abitativo sardo per rilanciare in modo più efficace l’intera filiera delle costruzioni.
 
Quanto alla tempistica, le Associazioni di categoria hanno auspicato che l’approvazione delle nuove norme da parte del Consiglio regionale avvenga entro il prossimo 29 novembre, data di scadenza del Piano Casa e, in caso contrario, per evitare un vuoto normativo, che il vecchio Piano Casa venga almeno prorogato.

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